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APPUNTI SULLO YOGA - HATHA YOGA -
Introduzione
Hatha Yoga
Il sistema dei Chakra


Hatha Yoga

Hatha Yoga

Hatha Yoga è una parola composta da Ha, che simboleggia le energie solari e positive, e Tha che rappresenta le energie lunari e negative. Assieme indicano totalità e riunione degli opposti in una nuova, rigenerata unità. L' Hatha Yoga si basa sul controllo del Prana (energia universale) nel corpo, è un sistema di realizzazione che si muove dal grossolano al sottile e, partendo dalla fisicità, arriva alla coscienza del mentale e del nucleo spirituale presente in ogni essere.

Lo Hatha Yoga è la premessa necessaria ad ogni pratica spirituale; è in grado di favorire la purificazione del corpo, l'incremento della salute e della longevità, opera sull'energia Kundalini e sui Chakra favorendone il risveglio e l'armoniosa fioritura, coltiva in modo particolare la postura con la pratica delle Asana, il respiro per mezzo del Pranayama , i Mantra, le Mudra e Bandha e forme esterne di concentrazione.

Asana

Le Asana (posizioni) dello Yoga sono un elemento fondamentale nella pratica; comprenderne la vera natura rappresenta una grande conquista e apre il cammino ai successivi livelli di realizzazione. Tra le innumerevoli tecniche dello Yoga le Asana sono quelle più praticate in ogni parte del mondo e questo rende ancora più importante stabilirne la vera natura, la simbologia, le implicazioni, gli effetti e i principi che è necessario osservare per evitare di snaturarle, confonderle con altro. Le occasione di inganno e fraintendimento sono molte, in primo luogo il fatto che le posizioni Yoga, all'apparenza, sembrano esercizi ginnici che richiedono scioltezza e agilità. Sono invece qualcosa di molto differente, innanzi tutto simboli e mappe energetiche e l'abilità richiesta per realizzarle non è un fattore muscolare ma mentale, nasce dalla capacità di percepire e fare proprio lo schema vitale che l' Asana rappresenta.

Ma in che modo e secondo quali criteri possiamo capire se ciò che stiamo eseguendo è realmente un'Asana dello Yoga. Chiediamo aiuto al grande Patanjali che così dice (Yoga Sutra II, 46, 47):

“L' Asana è perfetta quando non c'è più sforzo nel realizzarla

(quando è comoda e stabile), cosi che nel corpo non ci sia più

alcun movimento. Al tempo stesso è necessario che la mente

prenda la forma dell'infinito, identificandosi con esso”

La posizione può definirsi Asana dello Yoga quando è assunta senza sforzo e ugualmente mantenuta per il tempo necessario; l'Asana non è movimento ma immobilità. La mente guida il corpo tramite l'impiego di immagini adeguate, il respiro le anima, le sostiene, le favorisce, le completa. Il corpo si adegua aprendosi all'energia, alla consapevolezza e alla luce.

La pratica delle Asana non va quindi intrapresa come fosse una ginnastica ma invece come ‘preghiera' in cui il corpo diviene ‘alfabeto' e attraverso questo il cuore, la mente e il respiro elevano il loro canto alla Coscienza Cosmica.

Vediamo ora più da vicino alcune delle principali caratteristiche che contraddistinguono le Asana da ogni altro genere di esercizio. Ci sono quattro elementi ben distinti in ogni posizione Yoga:


  1. Passaggi per entrare nella posizione

  2. Immobilità nella posizione

  3. Uscita dalla posizione

  4. Rilassamento conclusivo

 

Entrare nella posizione: i passaggi e i movimenti necessari per entrare nella postura sono un elemento determinante e devono rispondere al principio del ‘minimo sforzo e massima piacevolezza'. Fatica e sintomi dolorosi portano istintivamente a tendere e contrarre e ci allontanano da abbandono e apertura, quindi vanno evitati. Sforzarsi per entrare in una posizione è come cercare di indossare un vestito troppo stretto, un comportamento sciocco e dannoso perché l'unico risultato che otterremo sarà di ritrovarci molto scomodi e bloccati e magari anche di strappare l'abito. Per realizzare un'Asana con la massima efficacia dovremo mantenere viva l'attenzione su alcuni aspetti fondamentali:

  • La posizione centrata del baricentro, così da avere una relazione vantaggiosa con i tre piani dello spazio.
  • Il mantenere sempre un punto fermo, così da poter ottenere il massimo risultato con il minimo impiego di forza.
  • Il principio di polarità, il pieno e il vuoto, per evitare contrasti e resistenze inutili.
  • La lentezza, affinché la coscienza possa integrarsi sempre più profondamente anche con la fisicità.
  • La corretta respirazione, che cambia in ragione della postura che stiamo assumendo e va adeguata per favorirne la realizzazione .
  • Intenzione, che è una particolare modalità della volontà e si esprime attraverso immagini fluide e morbide.
  • Corretto atteggiamento mentale, che richiede uno spirito attento e concentrato ma contemporaneamente integrazione, apertura, luminosità e assenza di tensione.
  • Tendenza all'unità, andando oltre le differenze intellettuali e percettive tra corpo, mente, respiro e coscienza.

Immobilità nella posizione: è il cuore e l'elemento qualificante della pratica. Dobbiamo semplicemente abbandonarci al flusso dell'energia che ci attraversa, ascoltare il respiro, mantenere un'attenzione vivida ma priva di contenuti, aprirci all'infinito. Se i passaggi per entrare nella posizione sono stati compiuti correttamente questo risulterà molto semplice e spontaneo anche se non sempre immediato. Spiegare come sia possibile abbandonarsi e al tempo stesso rimanere presenti a se stessi è molto difficile e forse impossibile, ma possiamo almeno prendere coscienza di alcuni atteggiamenti da evitare, che sono nella quasi totalità dei casi in relazione ad un riportare la pratica su un piano intellettuale. Questo significa ad esempio controllare se la posizione è corretta, o pensare ai benefici che possono derivarci da un certo esercizio, a quanto siamo migliorati o peggiorati, tutti atteggiamenti mentali che escludono l'abbandono e implicano scissione, che è il contrario dell'unità. Tutte queste cose possono essere valutate prima o dopo, mai durante l'immobilità in cui l'unica cosa importante è l'abbandono e la concentrazione sulla percezione della totalità e dell'integrazione. Scopo e funzione delle Asana non è solo quello di renderci forti e sani ma anche e soprattutto di rendere plastici e duttili i confini dell'ego, la cui rigidità è determinata soprattutto dalla identificazione con i limiti del corpo fisico e i suoi atteggiamenti inconsci.

Per quanto riguarda la durata della postura abbiamo variazioni molto sensibili che vanno da una manciata di secondi sino a una o più ore per le posizioni sedute. Ma anche in questo caso dobbiamo evitare di crearci spettri razionali, il tempo dell'orologio e quello dello Yoga sono due dimensioni assolutamente differenti; l'eternità non ha misura ed è questo che stiamo realizzando.

Uscita dalla posizione: questa fase spesso trascurata segue gli stessi principi necessari al corretto ingresso nella posizione. Di particolare importanza la fluidità e attenzione nel ritorno alla posizione di partenza oppure nel passaggio a quella successiva.

Rilassamento: include due momenti, uno al termine della fase di uscita da ogni posizione, il secondo al termine della seduta. Nel primo caso può essere anche molto rapido e quasi impercettibile all'occhio di un osservatore esterno, ma deve essere cosciente per il praticante; basta un respiro, il recupero di un equilibrio saldo e la percezione della caduta di ogni tensione superflua. Il rilassamento a termine seduta richiede invece tempi un poco più lunghi, da tre a venti minuti, e viene normalmente eseguito in posizione supina, Shava Asana. È richiesta la totale immobilità e, per ottenere un maggiore e più profondo rilassamento, vengono inviate al corpo suggestioni immaginative legate a sensazioni di pesantezza, apertura, calore, scioglimento o altro, in relazione alle caratteristiche psichiche del praticante.

Pranayama , la respirazione Yoga

Il termine Prana ha una valenza multipla. Con questo termine si indica, in primis, l'energia universale intelligente, l'alito divino, la quintessenza che genera e dona la vita in ogni sua forma e manifestazione. Prana è energia e materia, satura ogni piega dell'universo, è sostanza originaria e ogni sua particella ha in sé intelligenza e coscienza.

In secondo luogo Prana è il respiro, l'aria che entra ed esce dal corpo, ma soprattutto il divino potere di animare che attraverso questa funzione si manifesta nella sua forma più completa e pura. Dio crea le sue creature con l'argilla ma le rende vive con il suo soffio che è puro Prana . Attraverso il respiro noi siamo partecipi della natura divina.

In terzo luogo Prana è anche una delle funzioni del respiro nel corpo, questo può talvolta creare qualche incomprensione, anche se nella maggior parte dei casi questa funzione è indicata non semplicemente come Prana ma con il termine più corretto di Prana Vayu .

Ayama invece significa lunghezza, controllo, misura.
Prana e ayama (uniti assieme Pranayama ) formano un termine che ci invita ad una visione musicale del respiro, un movimento dotato di tempi e spazi armonici, di ritmo e cadenza, capace di integrarsi con i flussi di energia fisici e psichici. Ed è precisamente questa la respirazione Yoga, un respiro misurato ed efficace i cui ritmi sono in grado di sostenere i molteplici aspetti della danza della vita.

Le Mudra dello Yoga

Le Mudra (significa gesto) dello Yoga hanno lo scopo e l'effetto di creare percorsi energetici favorevoli, per dirigere il Prana sottile verso i Chakra e ridurne la dispersione. Aprono la mente ad un più elevato livello di coscienza, favoriscono la concentrazione e il superamento di meccanismi mentali inconsci. Vengono normalmente divisi in cinque classi di appartenenza:

Gesti delle mani (Hasta Mudra )

Gesti della testa (Mana Mudra )

Gesti di posizione (Kaya Mudra )

Gesti della base ( Adhara Mudra )

Gesti di chiusura (Bandha Mudra )

Nella quotidianità la maggior parte dell'energia assorbita e incanalata da Nadi e Chakra viene dispersa in mille modi diversi, soprattutto attraverso le mani, gli occhi e in generale l'attività sensoriale, le emozioni violente, i sentimenti ostili e i processi mentali incontrollati e meccanici.

La nostra struttura energetica è instabile ed eccessivamente porosa, e gran parte del nostro potenziale viene inutilmente sperperato. Questo ci rende deboli, altera le facoltà di reazione del sistema immunitario come pure il sistema nervoso, la concentrazione e la capacità di trovare soluzioni creative ai diversi problemi con cui la vita ci invita a confrontarci. Ci fa sentire fragili e incerti, irritabili e insoddisfatti.

La prima funzione delle Mudra è proprio questa, isolarci in senso positivo, ridurre le dispersioni che ci depauperano costantemente di energia. Inoltre le Mudra permettono la trasformazione dell'energia da livelli inferiori a quelli superiori, ne aumentano cioè l'intensità vibratoria e la direzionano verso i centri mentali o là dove in quel momento è più necessaria. Per questo effetto di controllo e direzionamento dell'energia tanto dall'interno verso l'esterno che tra piani diversi dell'essere le Mudra sono da considerarsi, secondo la logica dello Hatha Yoga , come pratiche di Pratyahara, che è l'ultima delle membra esterne del Raja Yoga, subito prima della concentrazione.

Le Mudra sono parte integrante del Pranayama , delle Asana, della Meditazione e in generale sono preziose e insostituibili in tutte le pratiche Yoga.

Le Mudra delle mani

Le Mudra delle mani (Hasta Mudra ) possono essere eseguite con le mani separate o unite. In entrambi i casi sono estremamente efficaci: hanno tra l'altro l'effetto di attivare particolari circuiti energetici che favoriscono l'integrazione psicosomatica e limitano o annullano l'abbondante dispersione di Prana che costantemente fluisce dalle nostre mani. Sono utilizzate nel Pranayama e nella meditazione.

Quando le mani sono separate le posizioni che le dita, le mani e le braccia possono assumere sono più numerose ed è inoltre possibile una doppia modalità di esecuzione, simmetrica cioè lo stesso Mudra nelle due mani, o invece asimmetrica, assumendo Mudra diversi con ciascuna mano. I benefici specifici sono che questa varietà e flessibilità rende la mente agile e aperta, favorisce la presa di coscienza di un gran numero di condizioni psichiche, l'accesso all'inconscio e il risveglio di potenzialità latenti. Le Mudra che prevedono l'unione delle mani vantano le stesse qualità ma in forma più ridotta; hanno invece un più marcato potere di rendere compatta e impermeabile la struttura energetica e di garantire stabilità psicofisica, simmetria e allineamento, tutte qualità che favoriscono l'accesso allo stato meditativo.

Mantra

Mantra è una parola composta, formata dal termine Man, che significa mente, e Tra che sta a indicare una protezione, un riparo. In primo luogo il Mantra è considerato come un mezzo efficace per proteggere la mente dal continuo, dispersivo e incontrollato agitarsi di pensieri frammentari, ripetuti e meccanici. La ripetizione ritmata è estremamente gradevole e crea un "punto di attenzione e di aggregazione" che richiama l'energia mentale, distaccandola dal pensiero discorsivo e dalle immagini incontrollate. Inoltre il Mantra ha il potere, in base ai suoni che lo compongono e al ritmo con cui viene ripetuto, di attivare per risonanza specifiche energie che gradualmente divengono preponderanti e, dall'interno, modificano in senso spirituale il carattere, le preferenze e le tendenze dell'individuo.

Il Mantra originario, la vibrazione primordiale è 'Om'. Come tutti i numeri sono frazioni e multipli dell'uno, così tutti i suoni sono in rapporto con 'Om', da lui nascono e in lui rientrano.

Om implica il concetto di totalità e sintesi, le lettere che lo compongono (A, U, M) quello di trinità, a simboleggiare tutti i tre che sostengono l'universo e ne regolano la manifestazione.

Dall'Om prendono forma le vibrazioni fondamentali, che vanno intese come semi o potenze, da cui si sviluppano, per combinazione e condensazione, tutti gli altri elementi. La vibrazione rappresenta quindi il livello più sottile della manifestazione, ne esprime e contiene le caratteristiche fondamentali. Conoscere un elemento o una forza significa prima di tutto essere in grado di decifrarne note e ritmi, avendo così accesso alla sua parte più intima e segreta, divenire partecipi del suo potere.

La scienza del Mantra si occupa specialmente di questo, di come favorire la realizzazione dello Yoga, e quindi la trasformazione delle energie individuali in senso spirituale, utilizzando in modo specifico formule vibratorie composte da sequenze di parole o suoni e dotate di cadenza e ritmo. Om, che è il padre e la madre di ogni vibrazione, è sempre presente come sillaba iniziale.

 

La O è la vibrazione più intensamente spirituale, risuona nel cuore (dove risiede il principio spirituale individualizzato), espande la coscienza e genera una profonda beatitudine. È il suono che naturalmente si emette nel momento dell'orgasmo quando è veramente profondo e completo. La M è la vibrazione dell'energia dinamica, della materia in trasformazione, quasi uno sfrigolio di corrente ad altissima tensione, e ci collega per risonanza alla mente cosmica.

La meditazione

La meditazione è una speciale condizione della mente.
Gli usuali stati della mente sono la veglia, il sonno e il sonno profondo.
Ogni stato mentale ha una specifica frequenza o lunghezza d'onda, più veloce durante la veglia e che raggiunge il minimo nel sonno profondo. La meditazione, o quarto stato della mente, include tutte e tre le condizioni usuali e al tempo stesso le trascende.
Durante la veglia conosciamo la realtà attraverso le percezioni sensoriali, la memoria e il pensiero, durante il sonno vengono elaborati contenuti inconsci, nel sonno profondo la mente riposa e si rigenera, tutte le attività sono sospese e non c'è quasi alcuna forma di coscienza.
Durante la meditazione la frequenza delle onde mentali rallenta in modo molto significativo, si porta sui livelli del sonno e del sonno profondo, ma al tempo stesso noi siamo svegli e manteniamo attenzione, percezioni e memoria. è questo che rende la meditazione così speciale e rigenerante.
Possiamo gestire l'esperienza come durante la veglia, avere accesso all'inconscio come quando siamo addormentati ed entrare in contatto con la mente universale come durante il sonno profondo, ma rimanendo perfettamente coscienti. L'essere coscienti fa la differenza e, mentre il sonno profondo è rigenerante ma buio, e noi non potremmo spiegare in alcun modo ciò che abbiamo fatto o conosciuto, la meditazione è invece un'esperienza luminosa, memoria ed attenzione sono attive e i circuiti mentali aperti e vengono facilmente attraversati e purificati dal flusso di energia che costantemente emana dalla mente universale.

Possiamo senza dubbio affermare che la meditazione è, nei suoi stati più avanzati, una condizione di relazione diretta tra il Sé individuale e la coscienza cosmica e divina.
Questo contatto privilegiato con la luce della coscienza, la mente universale, ha il potere e l'effetto di rendere più forte la nostra spiritualità, più chiara la comprensione della nostra natura e del nostro particolare scopo nella vita, rende nitido il pensiero, stabile la concentrazione.
Riduce inoltre le dissonanze vitali ed emotive, cioè tutto quell'insieme di pulsioni, desideri e paure che ci spingono ad agire in modo meccanico, inefficace e spesso distruttivo.

 

La meditazione è uno strumento di salute a tutti i livelli e la modalità più efficace e sicura per realizzare una superiore condizione mentale, ridurre le dispersioni energetiche provocate dal pensiero ripetitivo e puramente associativo, intensificare il livello energetico e sviluppare il potenziale psichico.

 

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Copyright 2010 - by Maurizio Morelli