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NUOVA SCUOLA DI HATHA YOGA HAMSA
  Formare insegnanti preparati
  Il metodo Pranayoga
  Programma del primo anno
  Programma del secondo anno
  Programma del terzo anno
  Calendario dei corsi
  Quote di partecipazione
  Attestati

Formazione

Questa scuola è pensata per preparare insegnanti esperti in ogni aspetto dello Hatha Yoga e più in generale dello Yoga, insegnanti in grado di trasmettere il meglio di questa meravigliosa disciplina. Perché questo si realizzi è necessario un metodo che sviluppi da un lato un’adeguata capacità di eseguire in modo ottimale tutte le tecniche fondamentali dell’Hatha Yoga (unitamente alla conoscenza approfondita degli aspetti teorici e filosofici), dall’altra lo sviluppo personale delle singole potenzialità e inclinazioni naturali e di quella sensibilità che permetta loro di trasmettere le conoscenze acquisite nel modo e nella forma più facilmente accessibile ai futuri allievi.
Questo risultato è ottenibile solamente per effetto di una pratica regolare e condivisa, teoricamente e tecnicamente corretta e sviluppata in modo organico in ogni suo aspetto. Per questo gli allievi della scuola, oltre che essere costantemente stimolati e indirizzati alla pratica personale, verranno da subito coinvolti nella conduzione delle lezioni. I vantaggi di questa metodologia di insegnamento sono facilmente evidenziabili:

· Teoria e pratica si fondono e si armonizzano.
· Le domande trovano immediatamente una risposta e i dubbi sono sciolti nella pratica.
· Si evita di intellettualizzare e ogni conoscenza diviene subito esperienza.
· Si impara a sviluppare al massimo la creatività e la capacità di ‘trovare soluzioni alternative’, elementi questi che, uniti alle necessarie conoscenze tecniche, rendono la pratica viva e vibrante

In ogni fase della preparazione verranno seguiti due antichi e sacri principi:

Lo Yoga è conosciuto solo
per mezzo dello Yoga

Lo Yoga è realizzato solo
per mezzo dello Yoga


A chi è rivolta la Scuola di Hatha Yoga
  • Tutti coloro che desiderano intraprendere un percorso formativo finalizzato all'insegnamento dello Yoga.
  • Insegnanti Yoga che desiderano integrare le loro conoscenze con il programma proposto dalla scuola.
  • Principianti e praticanti esperti che desiderano approfondire e perfezionare la cultura e la pratica dello Yoga per il proprio interesse personale.

Requisiti per l'ammissione alla scuola

L'ammissione alla scuola è aperta a tutte le persone maggiorenni in buona salute ed è subordinata al giudizio insindacabile della direzione della scuola.

Informazioni generali

Per compiere con la massima soddisfazione e il migliore risultato il percorso necessario a divenire insegnanti qualificati la frequenza alle lezioni non è sufficiente, e neppure lo studio dei testi: è indispensabile una pratica regolare, attenta e mirata.

Per facilitare il compito le differenti lezioni sono organizzate in ‘moduli’ di cui verrà fornito a ogni allievo un preciso schema, da arricchire con osservazioni e quesiti personali che verranno poi sviluppati nelle sedute collettive, così che diventino patrimonio comune. In tal modo l’allievo diviene da subito protagonista del proprio percorso di apprendimento, impara a sviluppare razionalmente le tematiche proposte, a esprimerle, a richiedere ed eventualmente proporre spiegazioni motivate e a relazionarsi con gli altri portando il proprio contributo di sensibilità e ricerca. Un insegnamento realmente creativo non può limitarsi a essere un semplice passaggio di informazioni, richiede invece un continuo scambio tra tutti i partecipanti e un costante alternarsi dei ruoli.
L’organizzazione delle lezioni in moduli favorisce anche il recupero di lezioni perse, che possono essere recuperate tramite sostegno diretto dell’insegnante all’allievo e con ausilio di filmati e dispense; è prevista la possibilità di recuperare in tal modo sino al 25% delle lezioni.

 

Durata del corso e certificazioni

Corso di formazione di 3 (tre) anni, con doppio livello di certificazione

La formazione si articola in 3 anni, ogni anno di corso include 11 fine settimana (totale ore per i tre anni =552).
Al termine del secondo anno viene rilasciato, per chi sceglie di sostenere questo esame non obbligatorio, il diploma di Insegnante di Hatha Yoga. Al termine del terzo anno, previo superamento dell’esame finale, si ottiene il diploma di Insegnante di Yoga.
Per accedere agli esami di secondo e terzo anno è necessario:

  • Frequentare il corso di formazione
  • Superare positivamente l'esame teorico-pratico
  • Presentare un tesina su un argomento concordato

L’esame di secondo anno non è obbligatorio, va considerato come opportunità per ottenere una certificazione intermedia e non come obbligo.

Crediti formativi

Nel modulo da compilare per l’iscrizione è prevista una sezione per il curriculum di presentazione, che verrà valutato anche in termini di crediti formativi per coloro che hanno già svolto le materie teoriche previste nel programma della scuola (insegnanti Yoga, medici, laureati in filosofia, etc.).
I crediti formativi riconosciuti a giudizio insindacabile della direzione della scuola saranno comunicati agli interessati prima dell’inizio del corso e per tali materie non sarà pertanto obbligatoria la frequenza.

Iscrizioni

Per iscriversi al corso occorre:

1. Compilare il modulo “Iscrizione” che viene inviato via E-mail o a mezzo lettera
2. Presentare prima dell'inizio del corso il certificato medico di idoneità per attività sportiva non agonistica
3. Fissare un appuntamento, anche telefonico, per un colloquio di presentazione
4. Versare la quota di iscrizione

Esami di fine anno

Verrà valutata la capacità dell'allievo, futuro insegnante, di porsi nei confronti del gruppo e di trasmettere tutte le conoscenze teorico-pratiche acquisite durante il corso di formazione. La prova d'esame consiste in:
- Organizzazione di una breve lezione (da 7 a 11 tecniche) e conduzione della stessa. La lezione dovrà essere focalizzata sugli insegnamenti dell’anno per cui si tiene l’esame ed essere preceduta da una breve introduzione esplicativa.
- Presentazione di una tesina su un argomento concordato con la direzione della scuola.
Gli allievi che frequentano il corso per approfondimento personale e non desiderano ricevere il diploma non sono tenuti a sostenere gli esami.

Sede dei corsi di formazione

Via Teocrito 36
28100 Milano

Info
www.mauriziomorelliyoga.com
www.pranayoga.it


Hamsa: origine del nome della scuola

Hamsa è il cigno spirituale, metafora dell’anima umana che migra da un’esistenza all’altra sino alla completa realizzazione; è anche la mitica cavalcatura di Brahma, l’uccello che cova l’uovo cosmico da cui nascono gli universi e simbolo di luce eterna, purezza ed elevazione.


Hamsa è anche il suono segreto del respiro, diviene sah - aham (so‘ham), affermazione che significa Io sono Quello, esprimendo la suprema identità tra Atman e Paramatman, Spirito individuale e Brahman.

“Il respiro di ogni persona genera, entrando, il suono di Sah e, uscendo, quello di Ham. Questi suoni uniti fanno So‘Ham (io sono Lui, la suprema identificazione con Atman, il principio o sostanza spirituale). Durante un giorno e una notte vi sono 21.600 di queste respirazioni. Ognuno di noi, essendo vivo, esegue questo Japa inconsciamente ma costantemente”. (Gheranda Samhita, V, 84)

In questo suono è racchiusa l’essenza di ogni Yoga e questo è il motivo per cui è stato scelto quale nome e simbolo della scuola.

Il metodo Pranayoga

Pranayoga significa Yoga dell’Energia Vitale. Abbiamo scelto questo nome, per indicare il nostro metodo di insegnamento, in quanto la pratica dello Hatha Yoga mira specialmente a migliorare il flusso e la purezza del Prana, sia nel corpo fisico che nelle strutture sottili costituenti il mentale e i più elevati livelli dell’essere connessi con la spiritualità


Con questo termine, Pranayoga, non si indica dunque un nuovo stile di Yoga ma invece una prassi di insegnamento, quello della scuola di Hatha Yoga Hamsa.

Una prassi di insegnamento, per potersi definire ben strutturata, implica un metodo di organizzazione sistematica delle informazioni e, a priori, una struttura di classificazione razionale delle stesse; più semplicemente dei termini di riferimento stabili e definiti.

Lo Hatha Yoga è una scienza evolutiva che richiede, nella pratica, la capacità di compiere gesti estremamente precisi, qualificanti e coscienti; la prassi di trasmissione della conoscenza è fondamentale per evitare che venga interpretato e praticato come una semplice forma di ginnastica esotica. Specialmente nell’esecuzione delle Asana, del Pranayama e delle Mudra sono richieste una serie di attenzioni e momenti di consapevolezza che solo un metodo razionale, accurato e preciso può trasmettere. L’aspetto di comprensione razionale è determinante, è necessario sviluppare coscienza del perché agire in un certo modo porta a risultati positivi, mentre diversamente questi non si ottengono. Solo un tale genere di comprensione ci rende veramente conoscitori della pratica Yoga, ottenendo così la possibilità di essere creativi; diversamente si rimane in uno spazio vago e indeterminato, in cui si compiono delle azioni senza comprenderne le motivazioni, sempre nell’incertezza.

Il metodo Pranayoga, cresciuto e formato nel rispetto della tradizione classica dello Hatha Yoga, è focalizzato sull’ottenimento di questi obiettivi, sviluppare una grande abilità fondata su una profonda comprensione, e rappresenta il passaggio a una pratica in cui emozione, intelligenza, creatività e costante presenza a sé stessi, in sintesi coscienza viva e luminosa, sostituiscono la pura e semplice imitazione.

Elementi qualificanti nella pratica delle Asana

Ogni differente postura richiede uno studio particolareggiato e indicazioni precise; la natura di queste specifiche deriva da un insieme di principi che sono validi per tutte le Asana e che sono indicati di seguito, in ordine alfabetico per favorire l’eventuale memorizzazione.
Le indicazioni per ogni singola posizione non sono quindi altro che adattamenti mirati di principi generali, al tempo stesso validi per ogni singola e per tutte le Asana. La prima cosa su cui è necessario focalizzare l’attenzione sono le tre fasi costituenti di ogni Asana, assunzione, mantenimento, uscita. Tutte e tre queste componenti sono fondamentali e richiedono particolari attenzioni; solo così esse vengono a formare quella speciale unità che lo Yoga promuove e richiede.


Osservanze per la corretta realizzazione delle Asana

Allungamento: l’assunzione di ogni Asana inizia sempre da un condizione di allungamento, il che indica apertura nei capi articolari ma soprattutto massima distanza dei corpi vertebrali. La colonna vertebrale è il fulcro della pratica Yoga, è il magico monte Meru che sostiene il nostro personale universo, è la residenza fisica dei sette Chakra evolutivi; ogni compressione a livello vertebrale rappresenta un’inevitabile riduzione o interruzione nella circolazione delle energie, tanto nervose che praniche, e va evitata per quanto possibile. Al contrario è necessario fare spazio, creare occasioni di libertà e proprio questo è uno degli scopi e degli effetti dello Hatha Yoga quando praticato correttamente. L’allungamento va sorvegliato anche nella fase di immobilità e in quella di uscita.

Allineamenti: nella pratica delle Asana è necessario rispettare alcune relazioni tra differenti parti del corpo, come ad esempio quella tra il terzo dito del piede e il ginocchio quando questo è piegato, oppure tra lobi degli orecchi, spalle e linea dei fianchi nella posizione seduta o eretta e ancora tra nuca e sacro e via di seguito. Gli allineamenti sono determinanti per una pratica corretta ed efficace.

Atteggiamento mentale: la pratica delle Asana richiede uno spirito attento e concentrato ma non teso. Se guardate dei bimbi che giocano potete avere un’idea del giusto atteggiamento, partecipazione intensa e totale ma anche gioia e piacere. Gioia e piacevolezza rilassano, distendono, ammorbidiscono e stimolano l’espansione del campo energetico e la circolazione delle energie.

Attenzione e concentrazione: durante la pratica fluidità, lentezza, assenza di sforzo e purezza di intento favoriscono il passaggio naturale dall’attenzione alla concentrazione e l’integrazione di corpo, ritmo respiratorio e mentale con i più elevati livelli di coscienza.

Baricentro: è il punto che sta nel mezzo, dove il peso si concentra e l’energia si raccoglie, il sostegno naturale, il fulcro dell’equilibrio dove la pluralità delle forze trova il suo momento di raccolta e di unione. Durante la pratica delle Asana il movimento inizia, rimane e termina nel baricentro, o semplicemente centro o punto. Questo ci permette di essere costantemente bilanciati e di sfruttare al meglio la forza di gravità e l’appoggio che la terra ci offre.

Coscienza: del particolare e dell’insieme. Con la specifica ‘del particolare’ si intende la focalizzazione mirata della coscienza su quegli elementi che favoriscono l’assunzione dell’Asana. Il termine ‘insieme’ implica la dimensione corporea (che include lo spazio circostante), quella psichica e quella spirituale rappresentata proprio dall’aspetto di coscienza o testimonianza. La coscienza richiede relativa lentezza e così il fluire di ogni gesto va adeguato alla funzione percettiva. Per poter cogliere le sfumature e le connessioni di ogni movimento con il baricentro e il resto del corpo, i suoi effetti sulle energie psichiche e sul respiro, dobbiamo eseguirlo con la necessaria lentezza, con plasticità e attenzione; durante l’immobilità ascoltare i flussi energetici o integrarsi con le proiezioni mentali.

Direzione: i movimenti di assunzione di un Asana sono frutto di una precisa intenzione, che possiamo paragonare a un progetto mentale non invasivo determinato da una visualizzazione. Tali movimenti seguono una direzione costante, senza ritorni neppure parziali o minimi; questo principio rimane valido anche nella fase di uscita dalla postura.

Equilibrio: in ogni suo aspetto e forma, è il principio guida per ogni pratica Yoga.

Immobilità nella posizione: è il cuore della pratica. Dobbiamo semplicemente abbandonarci al flusso dell’energia che ci attraversa, ascoltare il respiro, mantenere un’attenzione vivida ma priva di contenuti, aprirci all’infinito. In altri casi, nelle fasi di apprendimento iniziale e medio, si può favorire l’integrazione focalizzando l’attenzione su visualizzazioni o proiezioni mentali.
Se i passaggi per entrare nella posizione sono stati compiuti correttamente questo risulterà molto semplice e spontaneo, anche se non sempre immediato. Spiegare come sia possibile abbandonarsi e al tempo stesso rimanere presenti a se stessi è molto difficile, ma possiamo almeno prendere coscienza di alcuni atteggiamenti da evitare, che sono nella quasi totalità dei casi collegati a una tendenza culturale assai frequente, quella di riportare la pratica su un piano intellettuale. Questo significa, per fare un esempio, pensare ai benefici che possono derivarci da un certo esercizio, a quanto siamo migliorati o peggiorati, tutti atteggiamenti mentali che escludono l’abbandono e implicano scissione, che è il contrario dell’unità. Tutte queste argomentazioni possono essere valutate prima o dopo, mai durante la Sadhana. Scopo e funzione delle Asana non è solo quello di renderci forti e sani ma anche, e soprattutto, di rendere plastici e duttili i confini dell’ego, la cui rigidità è determinata in buona parte dall’identificazione con i limiti del corpo fisico e i suoi atteggiamenti inconsci.
Per quanto riguarda la durata della postura abbiamo variazioni molto sensibili che vanno da una manciata di secondi sino a una o più ore per le posizioni sedute. Ma anche in questo caso dobbiamo evitare di crearci spettri concettuali, il tempo dell’orologio e quello dello Yoga sono due dimensioni assolutamente differenti; come il punto geometrico anche l’eternità è priva di dimensioni ed è proprio questa eternità che stiamo cercando di realizzare.

Intenzione: è una modalità molto discreta della volontà, che non si impone ma indica con precisione la direzione da seguire. Quello che ci guida nella pratica dello Yoga, che ci aiuta a vincere la pigrizia e a praticare con regolarità, non può essere una volontà dominante e invasiva, che rende rigidi e metallici, ma invece il profondo, intimo e sincero desiderio di evolvere verso una condizione di maggiore integrità, luminosità e coscienza.

Minimo sforzo: quando realizziamo un’Asana, la manteniamo ferma o ne usciamo, ricordiamoci di questo principio; in pratica significa ridurre le contrazioni all’indispensabile, mantenere la percezione del baricentro, usare il respiro, sfruttare l’immagine mentale, l’equilibrio e la sinergia piuttosto che la forza e lo sforzo muscolare.

Polarità: ogni manifestazione vitale ha come fondamento la relazione che intercorre, in modo incessante, tra le due forze polari; questa pulsazione si esprime come equilibrio dinamico tra pieno e vuoto, tensione e rilassamento, maschile e femminile, inspiro ed espiro, sole e luna. Per non interrompere la pulsazione dobbiamo tenere presente che, quando da un lato ci chiudiamo, dall’altro dobbiamo aprirci. Per quanto riguarda l’immagine o il punto di focalizzazione del mentale, esso è passivo dal lato del movimento e attivo su quello opposto.

Relazione tra struttura e funzione: a livello sottile è la funzione che determina la struttura, nel piano materiale la struttura permette l'espressione della funzione. Struttura e funzione sono interdipendenti e cooperano insieme per il mantenimento dell'equilibrio nell'organismo vivente. Osservare, comprendere e creare relazioni virtuose tra struttura e funzione affina l’integrazione psicosomatica, incrementa il livello di coscienza e sviluppa la creatività.

Respirazione: è il medium tra le differenti componenti dell'essere; a livello sottile il respiro permea e collega queste componenti sotto forma di Prana o forza vitale. Nella pratica del Pranayama il respiro è la variabile indipendente e la postura quella dipendente. La posizione deve garantire l’allineamento dei Chakra, la stabilità massima, fluidità e totale possibilità di espressione del respiro. Nella pratica delle Asana il respiro è la variabile dipendente, si adegua per favorire la posizione del corpo e sostenerla. Sviluppare la respirazione più indicata in ogni posizione è parte essenziale della pratica delle Asana.

Rilassamento: l’assunzione di ogni Asana inizia sempre da un condizione di rilassamento; termina sempre con una pausa di rilassamento, magari anche brevissima ma percepibile per il praticante.

Simmetria: estensione del termine equilibrio, la simmetria ci introduce ai concetti di proporzione, polarità, ritmo e armonia. Tali concetti devono essere progressivamente compresi e integrati nella pratica.

Stabilità e punto fermo: per poter applicare una forza è indispensabile un punto stabile, una solida base. Stabilizzare il punto di origine della trazione è fondamentale per non disperdere energia e produrre sollecitazioni indebite nei tessuti.

Simbologia: ogni gesto che noi compiamo, anche il più banale, è un simbolo; il significato e il valore di tale simbolo può rimanere totalmente inconscio oppure essere coscientemente percepito e compreso; in seguito anche sviluppato. Coscienza e comprensione implicano una felice relazione tra mente e corpo, dimensione psichica ed espressione somatica della stessa. Ottenuto questo risultato si può passare alla fase successiva, la sacralizzazione del gesto in forza dello sviluppo della simbologia in esso implicita.
Mi spiego con un semplice esempio: quando portiamo le braccia stese in alto, nella posizione ‘Allungata verso il cielo’, esprimiamo una serie di simboli non necessariamente univoci. Può essere percepita come un gesto di resa, oppure di relax e di pausa. Questo è corretto ma sicuramente possiamo fare meglio provando a cercare altre interpretazione, espandendo la simbologia: alzando le braccia in alto quello che simbolicamente facciamo è allontanare le mani, strumenti primari di ogni azione, da qualsiasi attività connessa con la materialità. E così facendo sospendiamo il quotidiano, andiamo oltre il fare, abbandoniamo ogni conflittualità, ci arrendiamo all’eterno. Alzando le braccia ci estendiamo verso l’alto, ci rendiamo permeabili all’energia, rivolgiamo l’attenzione alla spiritualità, apriamo le porte del cielo. Se riusciamo a sentire il valore del simbolo anche il gesto più semplice, come alzare le braccia in alto, acquista regalità e armonia, si carica di potere.
L’integrazione profonda della simbologia cambia profondamente la natura del gesto, trasportandolo dalla banalità alla sacralità; esso diviene significante e per questo anche intenso, integrato, fluido, maestoso, pacificante, energeticamente denso e spiritualmente connesso.

Unità e integrazione: le differenti membra del corpo, il respiro e la mente non esistono come parti distinte, sono un insieme. Fermi o in movimento manteniamo la coscienza della costante integrazione tra queste componenti, la cui divisione esiste solo come concetto. Quando corpo, mente, anima, gesto e respiro sono perfettamente integrati e ogni dispersione e senso di separazione è superata allora c'è unità, che è lo stato naturale del Sé, espressione della coscienza cosmica che tutto pervade.

Elementi qualificanti nella pratica del Pranayama

Pranayama è l’unione dei termini Prana e Ayama.

Prana è la sostanza originaria, energia e materia a un tempo, dotata di intelligenza e creatività. È anche il respiro, ma soprattutto il divino potere di animare che attraverso questa funzione si manifesta nella sua forma più completa e pura. Dio crea le sue creature con l’argilla ma le rende vive con il suo soffio che è puro Prana; attraverso il respiro noi siamo partecipi della natura divina. Il respiro non è solo il principale sostegno della vita in questo mondo, è come una grande vela capace di trasportarci nel viaggio senza tempo tra una dimensione e l’altra, in forme e luoghi di coscienza diversi.

Ayama significa lunghezza, controllo, misura.
Il termine Pranayama sta per misura dell’estensione del respiro e ci induce a una percezione musicale di questa funzione, il cui movimento va riportato a tempi e spazi che siano armonici, fondati su ritmi e cadenze connessi con la dimensione spirituale e perciò capaci di sostenere, influenzare positivamente e integrare i flussi di energia fisica e psichica. Lo Hatha Yoga conosce un grande numero di differenti Pranayama, in grado di sostenere i molteplici aspetti della danza della vita.

“Quando il respiro è irregolare la mente è instabile, ma quando è pacificato anche la mente raggiunge il potere della calma. Quindi il respiro deve essere misurato. La vita continua fino a quando il respiro scorre, quando cessa sopraggiunge la morte. Quindi il respiro deve essere misurato”.
Hathayogapradipika II, 2-3

Nello studio e pratica della respirazione particolare importanza hanno i “fondamentali”, la respirazione addominale in primo luogo, come pure la fase costale e clavicolare e infine la respirazione Yoga completa. Queste pratiche di base rappresentano le fondamenta, le radici del Pranayama, e vanno praticate in diverse posture e modalità sino a quando non divengano perfette e spontanee; insistere sui fondamentali non è mai tempo sprecato. Ma per attuare queste pur semplici modalità di respirazione la conoscenza della tecnica non è sufficiente, e neppure la guida di un insegnante riesce sempre a trasmettere con precisione il percorso interno.

Eventuali difficoltà sono, nella maggior parte dei casi, effetto di limiti fisici, rigidità profonde e posizioni viziate mantenute per anni che impediscono l’espandersi del respiro e talvolta limitano l’espirazione completa.
Per superare condizioni di tal genere è in primo luogo necessario ripristinare la corretta elasticità e proporzione nella muscolatura dell’intero tronco, anche di quella profonda, riacquisirne consapevolezza e imparare a gestirla con perizia, leggerezza e precisione.

Nel metodo Pranayoga questo genere di ostacoli è rimosso grazie all’impiego di un gran numero di respirazioni dinamiche, originali ed esclusive di questo metodo, capaci di mobilizzare ogni distretto del corpo mantenendo costantemente la sinergia con il respiro. L’effetto risulta profondamente correttivo e estremamente energetico e salutare; migliora anche il rapporto tra psiche e soma e sviluppa la percezione di sé come unità.

Le respirazioni dinamiche sono oltremodo efficaci e utili, in grado di restituire al corpo, in tempi relativamente brevi, elasticità, proporzione e corretto atteggiamento. In particolare inducono il rilassamento e al tempo stesso la tonicità del diaframma, che non solo è il principale muscolo inspiratorio ma ha anche funzione equilibrante rispetto alle condizioni di tutte le catene muscolari.

La pratica dei Pranayama classici dello Yoga è più facile se il corpo è sano e robusto e i muscoli del tronco elastici e tonici. Anche un cuore forte, polmoni in perfetto stato e un atteggiamento mentale positivo e determinato sono un sicuro vantaggio. Gli esercizi di respirazione dinamica offrono la possibilità di raggiungere tutti questi risultati. Essendo gradevoli e variati, tanto nelle metodiche che nella postura di esecuzione, risultano adatti anche per soggetti ipercinetici o nervosi, come pure per coloro che trovano penoso mantenere la posizione seduta ininterrottamente per alcune decine di minuti o che hanno difficoltà a essere costanti nell’attenzione. A seguito di un sufficiente tirocinio con le respirazioni dinamiche si potrà senza dubbio constatare uno spontaneo e determinante miglioramento nella capacità respiratoria, venendo così molto avvantaggiati nella pratica dei Pranayama classici, che vengono acquisiti in progressione, tenendo conto del grado di difficoltà. Nel metodo Pranayoga vengono specialmente approfondite le seguenti metodologie di respirazione:

Nadi Shodana Pranayama
Ajapa Mantra Pranayama
Ujjayi Pranayama
Bhramari Pranayama
Bhastrika Pranayama
Kapalabhati Pranayama
Nadi Shodana Antara Kumbhaka Pranayama
Nadi Shodana Bahya Kumbhaka Pranayama
Samavritti Pranayama
Sahita Kumbhaka Pranayama
Surya Bhedana Pranayama
Sitali Pranayama
Kevala Kumbhaka

Durante la pratica dei Pranayama classici viene sviluppata una particolare cura per la postura, che deve risultare comoda e stabile, con perfetta verticalità della colonna vertebrale, al fine di garantire un’agevole e completa espansione e contrazione del sistema respiratorio. Le regole del Pranayama sono semplici:

inspira con attenzione
espira con attenzione
trattieni con attenzione

Elementi qualificanti nella pratica delle Mudra

Le Mudra dello Yoga sono speciali gesti del corpo il cui scopo ed effetto è quello di creare benefici circuiti energetici e di ridurre la dispersione del Prana, favorendone invece l’accumulo nei centri vitali.
Veicolando l’energia verso il corpo sottile le Mudra dello Yoga sono elementi favorevoli all’instaurarsi della condizione di Pratyahara, il controllo dell’attività sensoriale, indispensabile per accedere allo stato meditativo. Rappresentano un elemento di grande rilevanza nella focalizzazione della coscienza verso i piani più elevati della percezione.
Le Mudra o gesti dello Yoga vengono tradizionalmente divisi in cinque gruppi:

Adhara Mudra o gesti della base, come ad esempio Asvini Mudra o gesto della giumenta che comporta la contrazione e dilatazione dello sfintere anale. Queste Mudra sono utilizzate per incanalare l’energia dal basso e verso i Chakra superiori.
Bandha Mudra o gesti di chiusura, come ad esempio Uddiyana Bandha che consiste nel far risalire il diaframma, utilizzati per mantenere efficiente il sistema dei Chakra, favorire il risveglio di Shakti Kundalini e direzionare l’energia.
Kaya Mudra o gesti di postura, come ad esempio Viparitakarani Mudra, che si esegue stando poggiati sulle spalle e il collo con tutto il resto del corpo in alto. Aiutano a perfezionare i Bandha e a sublimare l’energia pranica.

Mana Mudra o gesti della testa, come ad esempio Shambavi Mudra che consiste nel direzionare gli occhi verso il centro della fronte, o Khecari Mudra che consiste nel girare la lingua indietro e portarla verso l’alto. Queste tecniche agiscono in modo specifico sulla circolazione delle energie nei Chakra alti, favorendo anche la concentrazione e l’attitudine meditativa.
Hasta Mudra o gesti delle mani, come Jnana Mudra, che consiste nel formare un cerchio con indice e pollice tenendo le altre dita stese, o Namaskar Mudra che si esegue unendo le mani davanti al cuore. Queste Mudra sono utilizzate nelle Asana, nel Pranayama e nella meditazione. Tra l’altro hanno l’effetto di attivare particolari circuiti energetici che favoriscono l’integrazione psicosomatica e di limitare o annullare l’abbondante dispersione di Prana che costantemente fluisce dalle nostre mani.

Nel metodo Pranayoga le Mudra vengono progressivamente inserite nella pratica delle Asana, del Pranayama e delle tecniche meditative.

L’inserimento progressivo delle Mudra modifica in positivo l’esecuzione di tutte le tecniche dello Hatha Yoga e favorisce l’aumento di intensità dell’energia pranica nei Chakra. Le Mudra di cui viene maggiormente approfondita la teoria e la tecnica sono:

Vajroli Mudra
Mula Bandha
Jalandhara Bandha
Jihva Bandha
Nabho Mudra
Shambavi Mudra
Nasagra Mudra
Tribandha Mudra
Jnana Mudra
Namaskara Mudra
Natya Mudra
Hamsa Mudra
Viparitakarani M
Tadagi Mudra
Uddiyana Bandha
Gesto del tuono
Nodo della base
Nodo che controllala gola
Nodo della lingua
Gesto del cielo
Gesto di Shambu
Gesto che controlla le narici
Gesto del triplice nodo
Gesto della conoscenza
Gesto del saluto
Gesto della danza
Gesto del cigno
Gesto del corpo rovesciato
Gesto dello stagno
Innalzamento del diaframma

Programma del Primo Anno

Il primo anno è interamente dedicato alla creazione di ‘solide basi’ attraverso la sperimentazione e la pratica, e all’approfondimento dei ‘principi fondamentali’ dell’ Hatha Yoga.

1.Alimentazione e purificazione psicofisica

Con riferimento ai testi e secondo le indicazioni della tradizione approfondiremo il tema dell’alimentazione Yoga, elemento cardine e fondamento di ogni pratica successiva. Strettamente correlati e complementari ad una corretta alimentazione sono gli Shatkarman (atti di purificazione psicofisica). Nel primo anno ne vengono esaminati quattro:

  • Agnisara Kriya - purificazione con il fuoco
  • Kapalabhati Shatkarman - purificazione del cranio
  • Jihva Shodhana - pulizia della lingua
  • Neti - lavaggio del naso

2.Asana

Spiegazione e pratica di alcune tra le più importanti Asana dell’Hatha Yoga, variazioni, esecuzione dinamica di preparazione, esecuzione in coppia (limitatamente ad alcune posture). Indicazioni degli effetti benefici delle differenti posture ed eventuali controindicazioni. Verranno inoltre prese in esame ed esplicate le regole per comporre una sequenza armonica ed efficace di Asana con esempi pratici.

Albero
Allungata verso il cielo
Aquila (variazione)
Arco
Barca (o vascello)
Beatitudine
Cammello
Distensione posteriore
Elefante
Estesa tra i piedi
Fulmine
Fulmine rovesciato
Laterale ad angolo
Leone
Locusta
Luna crescente
Matsyendra
Monte Meru
Ostrica
Pesce facilitata
Ponte
Potente
Sbarra (laterale)
Serpente
Supina
Testa-ginocchio
Tesa ad est
Tigre
Triangolo
Triangolo laterale
Ventre ruotato
Saluto al sole
Saluto alla luna

Vriksa Asana
Tada Asana
Garuda Asana
Dhanur Asana
Nava Asana
Ananda Asana
Ustra Asana
Paschima Uttana Asana
Gaja Asana
Prasarita Pada Uttana Asana
Vajra Asana
Supta Vajra Asana
Parshva Kona Asana
Simha Asana
Shalabha Asana
Ardha Candra Asana
Matsyendra Asana
Meru Asana
Hastapada Baddha Asana
Ardha Matsya Asana
Setubandha Asana
Utkata Asana
Parshva Parigha Asana
Bhujanga Asana
Shava Asana
Janu Shirsa Asana
Purva Uttana Asana
Vyagra Asana
Trikona Asana
Parshva Trikona Asana
Jathara Parivritta Asana
Surya Namaskara
Candra Namaskara
Posizioni per il rilassamento profondo
Prima fase di perfezionamento delle posizioni sedute

3.Pranayama

  • Ascolto della respirazione naturale
  • Esercizi specifici per percepire e rendere tonico ed elastico il diaframma
  • Respirazione Yoga completa; applicazione in esercizi dinamici e in coppia
  • Bilancia orizzontale
  • Bilancia verticale con e senza ritenzione
  • Fontana
  • Maha Pranayama
  • Nadi Shodhana Pranayama, respirazione che ‘purifica le Nadi’
  • Respirazione addominale in differenti posture
  • Respirazione toracica in differenti posture
  • Spolverando le spalle
  • Ujjayi Pranayama, respirazione ‘che da la vittoria’, oppure ‘sonora’
  • Seconda fase di perfezionamento delle posizioni sedute

4.Bandha e Mudra

  • Gesto del Tuono - Vajroli Mudra
  • Gesto della Giumenta - Asvini Mudra
  • Contrazione della Base - Mula Bandha

5.Chakra

Introduzione al sistema dei Chakra. Anatomia sottile.

I Chakra a impronta tamasica:

  • Muladhara Chakra, approfondimento generale e in relazione alla pratica Yoga.
  • Svadhisthana Chakra, approfondimento generale e in relazione alla pratica Yoga.

6.Metodologia ed etica dell’insegnamento

La parte teorica di questa sezione viene svolta direttamente nel corso delle lezioni pratiche, in modo dinamico ed interattivo e sviluppando i seguenti temi:

  • Come organizzare una routine e strutturare una lezione
  • Etica dell'insegnante di Yoga durante la lezione e con gli allievi
  • L'organizzazione del corso e la gestione del gruppo
  • Come affrontare e superare le difficoltà e le problematiche più comuni che incontra un insegnante di Yoga

7.Esperienza pratica di insegnamento

Gli allievi della scuola, oltre che essere costantemente stimolati e indirizzati alla pratica personale, verranno coinvolti nella conduzione delle lezioni. L’allievo diventa da subito il protagonista del proprio percorso formativo e stimolato a trarre dalle lezioni il massimo beneficio sia teorico che pratico.

8.Anatomia e fisiologia

  • Storia della medicina.
  • Organizzazione del corpo umano.
  • Regioni del corpo umano.
  • Definizione dei movimenti.
  • Sistema osteo-articolare.
  • Sistema uro-genitale.

9.Filosofia

  • Introduzione alla filosofia Yoga
  • L’eredità di Harappa
  • India vedica
  • Passaggio dai Veda alle Upanishad
  • Le Upanishad antiche e medie
  • Buddhismo e Jainismo
  • Il mito e l’epica
  • La Baghavad Gita
  • Il Ramayana

Programma del Secondo Anno

Il secondo anno è dedicato al completamento del percorso di formazione sulle tecniche dello Hatha Yoga. Comprende lo studio, la pratica e il perfezionamento di Asana non ancora esaminate, in particolare le posizioni sedute, quelle rovesciate e di equilibrio sulle mani. Inoltre verranno prese in esame e applicate altre importanti tecniche di respirazione Yoga (Pranayama), Bandha e Mudra (gesti e sigilli dello Yoga).

1.Asana

Aratro
Bilancia
Cigno
Corvo
Delle mani ai piedi
Distesa su un fianco
Di tutte le membra
Distesa su un fianco
Loto, preparazione e sviluppi
Monte Meru, sviluppi dinamici
Perfetta
Pesce
Seduti ad angolo
Stesi tirando l’alluce
Tesa a est con rotazione
Treppiede
Triangolo ruotato
Vasistha
Virabhadra
Saluto alla luna

Hala Asana
Tolangula Asana
Hamsa Asana
Kaka Asana
Padahasta Asana
Parshva Uttana Asana
Sarvanga Asana
Parshva Uttana Asana
Padma Asana
Meru Asana
Siddha Asana
Matsya Asana
Upavistha Kona Asana
Supta Padangustha Asana
Parivritta Purvottana Asana
Tripada Asana
Parivritta Trikona Asana
Vasistha Asana
Virabhadra Asana
Chandra Namaskar
Seconda fase di perfezionamento delle posizioni sedute, con specifica attenzione alla loro importanza nella pratica del     Pranayama e della meditazione.

2.Pranayama

  • Abbraccio
  • Bhastrika Pranayama - respirazione ‘a mantice’
  • Bhramari Pranayama - respirazione ‘del calabrone’
  • Doppio cerchio con le braccia
  • Kapalabhati Pranayama - respirazione ‘che purifica il cranio’
  • Nadi Shadan Kumbhaka Pranayama
  • Ruotando le braccia
  • Samavritti Pranayama - respirazione quadrata
  • Sitali Kumbhaka Pranayama - respirazione ‘rinfrescante’
  • Sciatore
  • Si o Si
  • Stantuffo
  • Ujjayi Pranayama - perfezionamento

3.Shatkarman, Bandha e Mudra

Viene completato il percorso relativo alle tecniche di purificazione psicofisica e direzionamento e trasformazione del Prana con l’ausilio di Bandha e Mudra e impiego degli stessi nell’esecuzione dei Pranayama classici dello Hatha Yoga. Lo sviluppo di tali tecniche ci porterà naturalmente ad una prima panoramica sul Pratyahara (coscienza dell’attività sensoriale), Dharana (concentrazione) e Dhyana (meditazione profonda). In particolare verranno approfonditi

  • Jalandhara-Bandha - contrazione della rete delle Nadi
  • Jihva Bandha - contrazione della lingua
  • Trataka Shatkarman - purificazione degli occhi e della mente
  • Shambhavi Mudra - gesto di Shambhu

4.Chakra

I Chakra a impronta rajasica:

  • Manipura Chakra, approfondimento generale e in relazione alla pratica Yoga.
  • Anahata Chakra, approfondimento generale e in relazione alla pratica Yoga.
  • Vishuddha Chakra, approfondimento generale e in relazione alla pratica Yoga.

5.Metodologia, etica e pedagogia

Vengono ulteriormente approfonditi i temi relativi a metodologia ed etica dell’insegnamento. Una lezione speciale viene dedicata alla pedagogia: come relazionarsi con gli allievi, gli elementi di stimolo e sostegno, prassi delle relazioni interpersonali, come fare emergere e fiorire le differenti qualità presenti in ognuno, specifiche sugli insegnamenti speciali (bambini, donne in stato interessante, disabili etc.).

6.Esperienza pratica di insegnamento

Stimolato fin dall’inizio ad una partecipazione attiva nello svolgimento delle lezioni l’allievo verrà messo in grado di assistere ed eventualmente correggere altri partecipanti nell’esecuzione dei diversi esercizi. Questo aspetto è di importanza fondamentale per il futuro insegnate.

7.Anatomia e fisiologia

  • Sistema digestivo.
  • Sistema respiratorio.
  • Sistema immunitario.
  • Sistema circolatorio e linfatico.
  • Sistema muscolare.
  • Il ruolo del diaframma e della respirazione nella dinamica posturale.

8.Filosofia

In questo secondo anno vengono esaminati approfonditamente due testi fondamentali:

Samkhya Darshana
Opera filosofica attribuita a Ishvarakrisna, è uno dei sei sistemi filosofici tradizionali dell’India. Racchiude una filosofia dualistica e una cosmologia estremamente dettagliata ed è il naturale riferimento filosofico dello Hatha Yoga. Lo studio di quest’opera verrà svolto con il necessario grado di approfondimento, creando le necessarie relazioni con la fisiologia sottile e il sistema dei Chakra così come sono intesi nello Hatha Yoga. Come in ogni altra fase del programma di studio le nuove conoscenze verranno riportate alla pratica, determinando il passaggio ad un livello di percezione e coscienza più globale e raffinato.

Yoga Sutra
Testo di riferimento dello Yoga classico (Raja Yoga o Astānga Yoga), è attribuito a Patañjali, un grammatico vissuto tra il III e II secolo a.C. ma, secondo molti studiosi, poiché chiaramente influenzato dal pensiero della tarda filosofia buddhista (nel libro IV), non può che essere antecedente al IV-V secolo d.C. Un’altra ipotesi è che il testo a noi pervenuto sia un rifacimento e un ampliamento di un testo più antico e ridotto, opera appunto di Patañjali.
Yoga Sūtra si rifà concettualmente al Sāmkhya Darśana classico a cui aggiunge però un nuovo elemento (Tattva), Ishvara, un Purusha imperturbabile, eterno, non soggetto a Karma, cosciente e non agente, da considerarsi modello archetipo per lo Yogi. Inoltre, mentre il Sāmkhya Darśana indica la comprensione come metodo risolutivo, negli Yoga Sutra si insiste sulla necessità del distacco, dell’ascesi, della pratica meditativa e della contemplazione di Ishvara.

Programma del Terzo Anno

Con il completamento del terzo anno si acquisisce il diploma di “Insegnante di Yoga”. Per raggiungere questo obiettivo con la sufficiente competenza diviene necessario sviluppare una maggiore preparazione rispetto alla filosofia e cultura Yoga e ampliare e approfondire alcune tematiche solo sfiorate nei due anni precedenti, mirati sullo Hatha Yoga. Saranno presenti un maggior numero di lezioni ‘teoriche’, anche se sempre intervallate da specifici passaggi per l’integrazione pratica delle conoscenze.
Questo modo di procedere è in sintonia con gli insegnamenti degli antichi maestri e con la tradizione dell’insegnamento Yoga:

‘Salute al signore Shiva, che insegnò a Parvati l’ Hatha Yoga Vidya, la scienza per coloro che vogliono raggiungere il nobile Raja Yoga’ (H.Y.P., I, 1).

È significativo che l’Hatha Yoga Pradipika, uno dei più celebri testi circa lo Hatha Yoga, inizi proprio con questa precisazione, implicante un concetto fondamentale: l’ Hatha Yoga è solo in preparazione del Raja Yoga, ma questa preparazione è indispensabile.
In questo terzo anno verranno approfondite le tematiche necessarie a completare il percorso per divenire insegnanti Yoga nel senso più completo, sempre seguendo la logica di riportare ogni nuova conoscenza nella pratica. Oltre ai necessari approfondimenti sui più diversi aspetti della filosofia Yoga verrà analizzata in ogni sua implicazione la ‘fisiologia sottile’; con i Mantra entreremo in contatto con il potere della vibrazione sonora e, senza tralasciare lo studio di Yantra e Mandala, arriveremo ad affacciarci sul meraviglioso mondo del Raja Yoga, con lo sviluppo e la sperimentazione di innumerevoli tecniche di concentrazione e meditazione.

1.Asana

Arciere
Loto, variazioni
Ponte sollevato
Pavone
Piramide
Sulla testa
Sul cranio
Tartaruga
Testa-ginocchio ruotata
Vasistha

Akarna Dhanur Asana
Padma Asana
Uttana Setubandha Asana
Mayura Asana

Shirsa Asana
Kapala Asana
Kurma Asana
Parivritta Janu Shirsa Asana
Vasistha Asana

2.Pranayama

Nadhi Shodana Kumbhka Pranayama - evoluzione.
Sahita Kumbhaka Pranayama - respirazione secondo i tempi ‘1:4:2’.
Surya Bhedana Pranayama - respirazione ‘della perforazione solare’.
Murcha Kumbhaka Pranayama - respirazione ‘che eleva la mente’.
Kevala Kumbhaka - ritenzione ‘isolata’.

3.Chakra

I Chakra a impronta sattvica:

  • Ajna Chakra, approfondimento generale
    e in relazione alla pratica Yoga.
  • Sahasrara Chakra, approfondimento generale e in relazione alla pratica Yoga.

4.Mantra

I Mantra sono speciali suoni che, ripetuti con la giusta intonazione e per un sufficiente numero di volte, permettono di entrare in contatto con particolari aspetti dell’energia. In particolare verranno analizzati i seguenti Mantra:

  • Mantra Om, di cui verranno analizzate le implicazioni e sperimentate le diverse interpretazioni.
  • Bija Mantra o suoni seme, di cui verranno esaminati quelli in relazione con l’alfabeto Sanscrito e con la vibrazione fondamentale di ognuno dei sette Cakra principali.
  • Ajapa Mantra So’Ham, il ‘senza parole’, il Mantra del respiro.
  • Mantra Om Namah Shivaya, definito Pancaksara Mantra o vibrazione delle cinque sillabe, in relazione ai cinque elementi.
  • Gayatri Mantra, forse il più importante e sicuramente il più amato tra i Mantra.

5.Yantra e Mandala

Attraverso gli Yantra entreremo in contatto con il potere e l’energia delle forme geometriche, un livello di coscienza assai sottile e potente e in diretta relazione con il mentale. Gli Yantra sono strutture costruite con differenti forme geometriche organizzate attorno ad un punto centrale e la comprensione delle logiche che stanno alla base della loro creazione rappresenta un momento importante di riorganizzazione delle facoltà mentale, ad un livello molto alto.

Prima ancora che supporti per la meditazione gli Yantra costituiscono uno strumento prezioso nello sviluppo della coscienza e nell’incremento delle facoltà della mente, che diviene ricettiva e adeguata al contatto con lo stato meditativo.


Anche il Mandala è costruito attorno ad un centro e include anche motivi simbolici di natura diversa da quella geometrica. Yantra e Mandala sono frequentemente impiegati come supporti esterni per la pratica meditativa.

6.Dharana e Dhyana

“Concentrazione è il fissarsi della mente su un solo oggetto (Y. Sutra III, 1)”.

La concentrazione (Dharana) è caratteristica primaria e fondamentale della disciplina Yoga ed è presente, con grado e caratteristiche diverse, ad ogni livello della pratica. Nasce spontaneamente come effetto di un’attenzione che progressivamente si specializza e indirizza su elementi sempre più sottili, per effetto della riduzione degli elementi tamasici e rajasici nel corpo e nella mente e dell’accumulo e stabilizzazione di Prana nei Chakra. L’osservanza di Yama e Niyama, la pratica di Asana, Pranayama, Mudra, Mantra, il rispetto della dieta e le pratiche di purificazione, il supporto offerto da Yantra e Mandala, tutto questo rende la mente atta alla concentrazione.
La concentrazione agisce come una lente; riunisce la luce della mente in un unico raggio, creando un grande potere. Quando ci avviciniamo alla concentrazione totale, così come è intesa nella filosofia Yoga, ogni processo dinamico risulta sospeso, perché manca la distanza tra l’osservatore e l’osservato; allora lo spazio mentale è completamente saturo e quindi inagibile per altre energie. L’ego si ritrae e contrae e risulta momentaneamente disattivato, una condizione che crea il presupposto per il salto quantico nella dimensione meditativa.
Sviluppando approfonditamente il concetto di ‘concentrazione Yoga’ procederemo ad applicarlo nell’esecuzione di alcune tecniche già conosciute e sperimentate negli anni precedenti, con un ulteriore sviluppo di intensità e maggiore coscienza nella pratica.
Inoltre verranno esaminate e messe in atto differenti tecniche mentali interne ed esterne di ‘concentrazione su un solo punto’ (Ekagrata), in particolare Trataka Shatkarman, concentrazione e purificazione degli occhi e del mentale per mezzo della fissità oculare. Avremo così modo di approfondire maggiormente il tema della direzione dello sguardo nelle differenti pratiche Yoga.
La meditazione (Dhyana), definita anche ‘quarto stato della mente’ è una particolare condizione psicofisica che permette il contatto tra la coscienza individuale e la coscienza cosmica. I tre stati usuali della mente, veglia, sonno e sonno profondo, sono superati e integrati in un livello di percezione superiore. Si tratta di una reale rinascita nella luce, un’esperienza che ci stimola a realizzare l’elemento divino che è in noi e al tempo stesso ci offre la possibilità di realizzare questa impresa.
Verranno prese in considerazione, esplorate e sperimentate differenti ‘tecniche di meditazione’, cioè procedure atte a favorire l’accesso allo stato meditativo.

In particolare:

  • Meditazione con ausilio del respiro e dell’Ajapa Mantra So’Ham
  • Meditazione con ausilio del Mantra
  • Meditazione su Nada, la forma più sottile e interiore del suono
  • Meditazione sul non-pensiero o soppressione dei movimenti mentali
  • Meditazione sui Chakra
  • Meditazione Vipassana
  • Meditazione con le Mudra
  • Meditazione sulla retta conoscenza

7.Anatomia e fisiologia

  • Sistema nervoso.
  • Sistema endocrino.
  • Relazione psicofisica tra organi, funzioni e stati psichici con i sette Chakra evolutivi.

8.Filosofia

  • Il Tantra, origini e iter spirituale.
  • Lo Yoga di Gorakhnath.
  • Le Upanishad dello Yoga.
  • L'Advaita Vedanta di Shankara.
  • Il panorama religioso dell'India medioevale.
  • I testi tantrici dell’Hatha Yoga, in particolare Shiva Samhita, Gheranda Samhita e Hathayogapradipika.
  • I sant e la poetica religiosa dell' India medioevale.
  • I grandi Maestri spirituali dell'India moderna.

9.Materia fiscale

Normative fiscali, giuridiche, assicurative.


Dove siamo

In Italia i corsi di formazione e le lezioni settimanali della Libera scuola di Hatha Yoga Hamsa si tengono nella sede di
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20128 Milano
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In Svizzera i corsi di formazione della Libera scuola di Hatha Yoga Hamsa si tengono in
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Date Primo Anno 2017-18
Orario lezioni: sabato dalle 10 alle 19, domenica dalle 9 alle 18

Ottobre 2017 Sabato 28 Domenica 29
Novembre 2017 Sabato 18 Domenica 19
Dicembre 2017 Sabato 16 Domenica 17
Gennaio 2018 Sabato 27 Domenica 28
Febbraio 2018 Sabato 17 Domenica 18
Marzo 2018 Sabato 17 Domenica 18
Aprile 2018 Sabato 14 Domenica 15
Maggio 2018 Sabato 12 Domenica 13
Giugno 2018 Sabato 9 Domenica 10
Giugno - Luglio 2018 Sabato 30 Domenica 1
Settembre 2018 Sabato 22 Domenica 23

Date Secondo Anno 2017-18
Orario lezioni: sabato dalle 10 alle 19, domenica dalle 9 alle 18

Ottobre 2017 Sabato 14 Domenica 15
Novembre 2017 Sabato 11 Domenica 12
Dicembre 2017 Sabato 9 Domenica 10
Gennaio 2018 Sabato 20 Domenica 21
Febbraio 2018 Sabato 24 Domenica 25
Marzo 2018 Sabato 24 Domenica 25
Aprile 2018 Sabato 21 Domenica 22
Maggio 2018 Sabato 19 Domenica 20
Giugno 2018 Sabato 16 Domenica 17
Luglio 2018 Sabato 7 Domenica 8
Settembre 2018 Sabato 15 Domenica 16

Date Terzo Anno 2017-18
Orario lezioni: sabato dalle 10 alle 19, domenica dalle 9 alle 18

Ottobre 2017 Sabato 7 Domenica 8
Novembre 2017 Sabato 4 Domenica 5
Dicembre 2017 Sabato 2 Domenica 3
Gennaio 2018 Sabato 13 Domenica 14
Febbraio 2018 Sabato 10 Domenica 11
Marzo 2018 Sabato 10 Domenica 11
Aprile 2018 Sabato 7 Domenica 8
Maggio 2018 Sabato 5 Domenica 6
Giugno 2018 Sabato 2 Domenica 3
Giugno 2018 Sabato 23 Domenica 24
Settembre 2018 Sabato 29 Domenica 30

 

Per informazioni e iscrizioni:
elio@sivasooryayoga.ch
+41 (0)79 686 78 14

Quota partecipazione

Per l’Italia

La quota complessiva per i tre anni è di Euro 4200,00 + IVA così divisi:
Per ogni anno: euro 1400 + Iva; prima rata al momento dell’iscrizione di euro 400 + Iva (488) e successive cinque rate di euro 200 + Iva (244).

La scuola si impegna a mantenere stabile la cifra anche per le iscrizioni al secondo e terzo anno, con la sola eventuale aggiunta delle percentuali di svalutazione indicate dai competenti organi istituzionali.
Per chi sceglie di pagare per intero la retta all’inizio di ogni anno, entro la prima data di inizio corso, è previsto uno sconto di euro 100 e quindi euro 1300 + Iva.. Per chi sceglie di pagare l’intera retta dei tre anni in unica soluzione è prevista un’ulteriore riduzione di euro 200, la quota complessiva da versare sarà dunque di euro 3700 + Iva.

Per informazioni ed iscrizioni in Germania:
amanda@thisisyoga.org

Per informazioni ed iscrizioni:
info@thisisyoga.org
+39 3474280451

Per la Svizzera

La quota per ogni anno è di Fr. 1950,00; la scuola si impegna a mantenere stabile la cifra anche per le iscrizioni al secondo e terzo anno, con la sola aggiunta delle percentuali di svalutazione indicate dai competenti organi istituzionali.
Il versamento viene effettuato in Fr. 500,00 al momento dell’iscrizione, la rimanente parte  da versare in cinque rate mensili da Fr. 290,00 a partire dal mese successivo a quello di inizio corso.
Per chi sceglie invece di versare l’intera quota al momento dell’iscrizione è prevista una riduzione di Fr. 100,00, quindi la quota da versare sarà di Fr.1850.

ATTESTATI
 


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